sabato 3 agosto 2019

In bicicletta nel Parco del Delta del Po " al chiar di luna"

A grande richiesta dopo la graditissima edizione dello scorso 16 luglio ecco a riproporre la prossima luna.


Magico Delta, vi aspettiamo!

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mercoledì 24 luglio 2019

Gin di Caleri, spirito libero dell’estate

Enrico Crivellari è un personaggio poliedrico del Delta e tra le sue imprese c’è la trasformazione del ginepro di Rosolina nella forma più british del buon bere sopra i 37 gradi, alcolici

Il ginepro e alcool di solito siamo abituati a vederli insieme nelle bottiglie di grappa che stanno sulle mensole dietro al bancone di qualche rifugio in montagna, è il classico fine pasto per menù generosi, proteici e calorici. Invece, il ginepro di cui vi voglio parlare in questo numero di Con i piedi per terra è quello che cresce, altrettanto spontaneo, a Rosolina Mare e più precisamente a Porto Caleri. Ovviamente un ginepro, che come quello montano, ha incontrato l’alcol per dare vita ad un delle bevande alcoliche famose oltremanica: il Gin. A questo punto posso capire un vostro giramento di testa, ma è lo stesso che mi ha portato a rintracciare l’autore di questa particolare produzione. Un gin polesano? Impossibile resistere alla curiosità di andare a cercare chi ha avuto un’idea tanto originale. Ed effettivamente Enrico Crivellari è conosciuto per essere una persona piuttosto originale, insieme alla compagna Silvana Marangon, si è buttato anima e corpo nella valorizzazione del ginepro e del gin.  Una produzione che grazie a loro ho scoperto essere italianissima, altro che leoni d’Oltremanica, e piuttosto antica. Le origini infatti vanno ricercate nel XVII secolo a Salerno presso la Scuola Medica Salernitana. La medicina del tempo, o meglio la ricerca, era in mano ai monaci che nei loro studioli preparavano elisir e ricette per il conforto alla vita. E il gin fu tra queste. Lo scopo era quello di ottenere una bevanda che trasmettesse le proprietà mediche del ginepro, per fare una medicina che fosse facilmente trasportabile e fruibile durante tutto l’anno. Evidentemente, però, era troppo buono per essere una medicina. Diventò poi il classico bicchierino per nonne e casalinghe inglesi disperate, un drink pomeridiano delle soap opera, e oggi, invece, è giustamente il distillato in più rapida ascesa tra gli spiriti dell’estate.


Allora Enrico Crivellari, da dove nasce quest’idea di un gin in Polesine?
“Tutto parte da lontano, dai tempi in cui frequentavo l’istituto alberghiero di Adria. Ho avuto la fortuna di avere due ottimi insegnanti, Nonnato e Passarella, e tra le cose che ho imparato c’era anche la storia del gin. Poi negli anni ho incontrato un esperto di scienze forestali che mi ha incuriosito con i suoi racconti sul ginepro e di due esperienze ne ho fatta, una che è anche un modo per valorizzare il nostro territorio”.
Quante persone ci sono dietro a questo progetto del Gin Polesano?
“Ho un bel gruppo di lavoro. Un grosso aiuto lo ho avuto da un gruppo di ragazzi di Rosolina che hanno capito subito l’originalità di questa iniziativa e l’irripetibilità dell’esperienza. Quindi è anche merito loro se sono riuscito a realizzare quello che avevo in mente. Un grazie a Marco Campagnolo direttore del giardino botanico di Caleri per i suoi preziosi consigli. E poi l’immancabile il supporto di Silvana Marangon con la quale divido la vita e l’attività. Insieme siamo sempre alla ricerca di migliorarci. Di fare al meglio quello che facciamo”.
i dice che il gusto del gin sia la “giusta via per il buonumore” ovviamente senza eccedere. Provi a descriverci il sapore quali sono le note che arrivano al palato?
“Il nostro gin ha dentro il mare, i profumi sono quelli della nostra terra. Il ginepro crescendo in prossimità del mare ha un singolare sapore dato dalla salsedine. Qui nel Delta il ginepro e autoctono. E’ resistente all’aridità, cresce in forme strane, ha bisogno di molta luce, sopporta siccità e alte temperature. Ha una foglia aghiforme e coriacea che riflette i raggi solari. Fa parte delle piante aromatiche e produce resine e oli essenziali.  Si usa in cucina con la cacciagione. Le bacche che usiamo per la produzione sono solo quelle di ginepro maschio, la femmina non le produce, profumatissime quando sono di colere bluviola”.
La preparazione come avviene e dove?
Noi produciamo un gin di eccellenza. Si tratta di un “compound”. Praticamente solo le bacche vengono immerse in infusione in alcol d’orzo di straordinaria qualità. Il gin in questo modo è estratto a freddo, non attraverso il classico alambicco, e mantiene intatta la bacca. Ad occuparsene sono i laboratori dell’azienda Mistico Speziale di Reggio Emilia”.
“Prima di colazione non bevo mai nulla di più forte del gin” – diceva William Claude Fields – il Gin di Caleri, invece, quando e come va bevuto?
“Eviterei la mattina, ma è perfetto come aperitivo o come drink. Accompagnato con due diversi tipi di acqua tonica è perfetto quando è essenziale, perché vengono valorizzati gli ingredienti di qualità usati per la produzione. Per il come, invece, esistono dei bicchieri, dei tumbler che ho trovato ad un mercatino dell’antiquariato. Probabilmente facevano parte della dotazione di bordo della Marina Militare e appena li ho visti ho pensato fossero ideali. E poi è un omaggio a mio padre che tuttora lavora nell’attività di famiglia e che da giovane è stato sottufficiale proprio in Marina ma soprattutto un palombaro.
Lei ha fama di essere un “personaggio” da queste parti. Un collezionista, un appassionato di motori, ma anche un inventore e un grande amante del mare. Ha qualcosa che le frulla per la testa?
“Ho in mente di realizzare una moto speciale e farla recapitare a un divo americano molto conosciuto che ama le moto. Non se lo vedremo girare da queste parti. Il mare è davvero una mia grande passione: quasi tutti i giorni alle sei di sera vado a farmi una nuotata di un paio d’ore. Così mi vengono le idee. La prossima è davvero visionaria ma ci riuscirò. Per ora non rivelo nulla ma ha che fare con il casco di un palombaro”.
Di:

Alessandra Capato

Alessandra Capato, nata a Donada ( RO) ha vissuto e lavorato prima a Roma e poi a Milano. Ha iniziato in Rai con Enzo Biagi, poi ha lavorato al Corriere della Sera. La sua passione sono i deserti ha viaggiato in quasi tutto il mondo e ha incontrato persone che hanno arricchito la sua conoscenza è cambiato la sua vita.

martedì 11 giugno 2019

Per chi detiene o possiede testuggini d'acqua esotiche.









Birdwatching nel Parco del Delta del Po

Giornata di birdwatching nel parco del Delta del Po con Rachel e Steve Holzman, from Oregon. Oltre alla soddisfazione la curiosità, il loro paese in Oregon si trova sul 45° parallelo. La fantastica location di Tenuta Cà Zen ci ha permesso l'osservazione di una Ghindaia marina una delle specie della loro lista.


venerdì 31 maggio 2019

BIODIVERSITÀ, L'ALLARME DELLA FAO



 La terra è malata, proviamo a guarirla.

 Inquinamento, allevamenti e pesca intensivi, consumo del suolo minacciano la varietà delle specie e la ricchezza anche alimentare del pianeta. La gran parte dei vegetali che potrebbero alimentarci è già perso. Ma noi consumatori possiamo fare la differenza e invertire la rotta.

Stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti.
 O meglio: stiamo distruggendo il piatto in cui mangiamo. La biodiversità che sta alla base dei nostri sistemi alimentari sta scomparendo, mettendo a rischio il futuro dei nostri alimenti, dei mezzi di sussistenza, della salute umana e dell’ambiente. Lo dice la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, avvisando che la biodiversità agricola e alimentare è un equilibrio che – se si spezza – si perde per sempre.

Ma che cos’è la biodiversità alimentare?
 È l’insieme di tutte le piante e gli animali, selvatici e domestici, che forniscono cibo, mangimi, carburante e fibre. E anche la miriade di organismi che sostengono questo sistema attraverso la cosiddetta biodiversità associata. Di cui fanno parte organismi piante, animali e microrganismi che contribuiscono a mantenere i terreni fertili (come i lombrichi), impollinano le piante (come le api), purificano l’acqua (come certe alghe) e l’aria (come gli alberi), e aiutano a combattere parassiti e malattie delle coltivazioni e del bestiame (come certi insetti).
Dovremmo anzitutto pensare a questo: che noi italiani abbiamo una responsabilità del tutto particolare. Il nostro paese possiede la massima biodiversità in Europa; in particolare, ospita circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti nel vecchio continente.
Alcuni gruppi, come alcune famiglie di invertebrati, sono presenti in misura doppia o tripla, se non ancora maggiore, rispetto ad altri paesi europei.
Questa ricchezza è però seriamente minacciata e pezzi di essa rischiano di essere irrimediabilmente perduti. Secondo l’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il quadro relativo ai livelli di minaccia delle specie animali e vegetali sul territorio nazionale è preoccupante.

Le cause?
 Buona parte del nostro territorio, come quello di molti altri paesi industrializzati, è usato intensivamente. Fattori di pressione, quali il consumo di suolo per nuovi insediamenti civili e industriali e l’inquinamento, causato anche dagli allevamenti intensivi, continuano a esercitare la loro intensità sulla biodiversità nazionale.
 Anche il cambiamento climatico minaccia la biodiversità, così come la crescita della popolazione e l’urbanizzazione, cioè la concentrazione di migliaia di persone in pochi centri urbani. Sono 1020, circa il 15% del totale, le specie vegetali superiori che ora sono minacciate di estinzione.
Va peggio per le piante inferiori, il 40% di alghe, licheni, muschi, felci è in pericolo. Per le specie animali, la metà dei vertebrati presenti in Italia è minacciata d’estinzione, circa un quarto degli uccelli sono a forte rischio di estinzione. A stare peggio di tutti sono gli anfibi: due specie su tre sono minacciate.

E nel resto del mondo non va certo meglio.
Foreste, pascoli, mangrovie, praterie di alghe, barriere coralline e zone umide in generale sono in rapido declino. Le specie di cibo selvatico e molte specie che contribuiscono ai servizi eco-sistemici vitali per l’alimentazione e l’agricoltura, compresi gli impollinatori, gli organismi del suolo e i nemici naturali dei parassiti, stanno scomparendo.
 Il rapporto della Fao, che si concentra in particolare sull’agricoltura, denuncia una riduzione della diversità delle coltivazioni, un sempre maggior numero di razze animali a rischio di estinzione e l’aumento della percentuale di stock ittici sovrasfruttati.
 Il 75% delle varietà vegetali per la nostra alimentazione è perso, secondo la FAO. E questo perché oggi il 60% dell’alimentazione mondiale si basa su tre cereali: grano, riso e mais e spesso di una sola varietà o poco più.
Non sulle migliaia di varietà di riso selezionate dagli agricoltori che un tempo erano il cibo delle genti d’Oriente, non sulle varietà di mais che coltivavano gli agricoltori del Messico.
No. Oggi il nostro cibo sono pochissimi ibridi selezionati. «La biodiversità è fondamentale per la salvaguardia della sicurezza alimentare globale, è alla base di diete sane e nutrienti e rafforza i mezzi di sussistenza rurali e la capacità di resilienza delle persone e delle comunità», ha dichiarato il direttore generale della FAO, Jose Graziano da Silvia.
«Dobbiamo usare la biodiversità in modo sostenibile, in modo da poter rispondere meglio alle crescenti sfide del cambiamento climatico e produrre cibo senza danneggiare il nostro ambiente.
Meno biodiversità significa che piante e animali sono più vulnerabili ai parassiti e alle malattie -ha aggiunto Graziano da Silva – elemento che, insieme alla nostra dipendenza da un numero sempre minore di specie per nutrirci, sta mettendo la nostra già fragile sicurezza alimentare sull’orlo del collasso».



Ma nel rapporto FAO non c’è solo l’allarmante lettura della situazione attuale. 

Qualche barlume di speranza c’è.
 Aumentano le pratiche per promuovere la biodiversità in agricoltura, come il biologico, la gestione integrata dei parassiti, la gestione sostenibile del suolo, l’agro-ecologia, l’approccio più ecologico alla pesca: «Tutte cose positive, afferma la FAO, ma bisogna fare di più: il rapporto invita i governi e la comunità internazionale a rafforzare la legislazione, creare incentivi e misure di condivisione dei  benefici, promuovere iniziative a favore della biodiversità e affrontare la cause principali della sua perdita». E infine la Fao si appella ai consumatori, che scelgano prodotti coltivati in modo sostenibile.
 Ricordiamocelo: mangiare è un atto politico.

Tratto da consumatori e responsabilità. Il mensile dei soci coop, di: Silvia Fabbri.

giovedì 23 maggio 2019

PRT "Porta del Parco del Delta"

Sabato 25 maggio ore 10,30.

Nel pomeriggio alle ore 15,30

Escursione intermodale, motonave più bicicletta, fra Papozze, Ariano nel Polesine e Corbola. 
Itinerario sperimentale esemplificativo.

Dall’attracco fluviale dell’ Oasi WWF “Golena di Panarella” costeggiando l’Isola del Balutin raggiungeremo Santa Maria in Punta, una volta sbarcati visiteremo questa piccola realtà per poi raggiungere in bicicletta la “Capanna del Papa” dove ascolteremo una lettura tratta dal Libro di Giueppe Salvini  "Una tenda in riva al PO”dopo un piccolo ristoro è previsto il rientro in motonave al punto di partenza.

Per i partecipanti questa attività richiede un contributo di 10,00 € 







domenica 19 maggio 2019

PRT "PORTA DEL PARCO DEL DELTA"

Progetto di Rigenerazione Territoriale 24 - 25 - 26 maggio 2019 Oasi Nazionale WWF "Golena di Panarella" e "Isola del Balutìn".





Clicca l'i magine per ingrandire x altre info:
  • Roberto 338 1394289
  • Eddi      349 804520
  • Nicola   338 2941497
Pagina libro delle facce Oasi Nazionale WWF Golena di Panarella - Terra & Libertà.

mercoledì 15 maggio 2019

Adria da sempre città della musica.



Le note giuste al Teatro Ferrini: il quartetto Aires una piacevole scoperta per il pubblico. In un pomeriggio assolutamente uggioso, nel teatro adriese sito in piazzetta Gino Casellati ex Buzzolla, sono risuonate le dolci note dei brani eseguiti magistralmente dal quartetto Aires. Il pubblico intervenuto numeroso ha applaudito i quattro giovani maestri con le loro fisarmoniche, sapientemente amalgamate nella perfetta esecuzione dei brani scelti nel programma. L’apoteosi al momento dell’esecuzione dei brani del Maestro Tiziano Bedetti, Crucifixus e Venetian Dna sia per la perfetta esecuzione che per la bellezza delle composizioni, ha fatto scattare in piedi il pubblico e scaldato il cuore degli adriesi presenti per l’orgoglio di sentire eseguiti i brani che livello internazionale stanno dando fama al M. Tiziano Bedetti adriese doc.
Non ci sono particolari spiegazioni per poter definire la bravura e il talento di questi quattro giovani reduci da concerti tenuti negli Stati Uniti, con un notevole successo che hanno prodotto un proprio cd di brani anche composti da loro . Un modo di interpretare la musica veramente coinvolgente in cui chi ascoltava la loro “classe” rimaneva totalmente ammaliato dai ritmi e modalità di esecuzione; mai banali ma assolutamente ricercati e raffinanti.
Tratto da https://www.facebook.com/teatro.ferrini.adria/