martedì 17 luglio 2018

Omaggio a Gino Bartali

GINO BARTALI 1914 - 2000

il campione che salvò gli ebrei

Gino Bartali, nato a Firenze nel 1914, è stato un famoso campione di ciclismo, vincitore di tre Giri d’Italia (nel 1936, 1937 e 1946) e due Tour de France (nel 1938 e 1948).
Bartali era un devoto cattolico, ed era molto legato all'Arcivescovo Angelo Elia Dalla Costa (riconosciuto come Giusto tra le Nazioni nel 2012). Di conseguenza, dopo l'occupazione tedesca in Italia nel settembre 1943, Bartali - che era un corriere della Resistenza - giocò un ruolo molto importante nel salvataggio degli ebrei da parte della Delegazione per l’assistenza agli immigrati (DELASEM), rete avviata dallo stesso Dalla Costa e dal rabbino Nathan Cassuto
Bartali, che per allenarsi era noto coprire grandi distanze, trasportava documenti falsi nel manubrio e nella sella della sua bicicletta, e poi li consegnava alle famiglie dei perseguitati tra Firenze e Assisi. Quando veniva fermato e perquisito, chiedeva espressamente che la bicicletta non venisse toccata, giustificandosi dicendo che le diverse parti del mezzo erano state attentamente calibrate per ottenere la massima velocità.
Sono diverse le testimonianze dell’opera di salvataggio di Bartali. Prima tra tutte quella di Giulia Donati, una donna fiorentina che dal 1974 vive in Israele, a cui Gino consegnò personalmente i documenti falsificati che salvarono tutta la sua famiglia. Un altro testimone, Renzo Ventura, ha dichiarato che, durante l’occupazione nazista, sua madre Marcella Frankenthal Ventura aveva ricevuto documenti falsi dalle mani di Bartali, portati loro dal ciclista per conto della rete di Dalla Costa.
Gino Bartali aiutò a salvare anche la famiglia Goldenberg, che il campione incontrò per la prima volta a Fiesole nel 1941. Shlomo, che allora aveva 9 anni, ricorda un incontro con il ciclista e suo cugino Armando Sizzi, amico dei Goldenberg. L’uomo ancora oggi mantiene viva l’immagine di quel momento, anche perché Bartali gli regalò una bicicletta e una sua foto con dedica. Quando più tardi, dopo l'occupazione tedesca, i Goldenberg furono costretti a nascondersi, Bartali offrì loro rifugio in uno scantinato che possedeva in comproprietà con Sizzi. 
Ricercato dalla polizia fascista, Bartali sfollò a Città di Castello, dove rimase cinque mesi, nascosto da parenti e amici.
Con la sua azione, Bartali ha contribuito al salvataggio di 800 persone fra il settembre 1943 e il giugno 1944. Già medaglia d’oro al merito civile nel 2005, Gino Bartali è stato riconosciuto come Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem il 23 settembre 2013.

mercoledì 27 giugno 2018

Ma la festa continua ancora tanto Birdwatching nel Parco del Delta del Po





Momenti di Delta





Con gli amici di Italia Nostra  del Centro Forestazione Urbano sede di Milano ( presso Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri - RO -)




Full immersion nel magico Delta del Po con Jesus Fonku dalla Catalogna, con la deliziosa biellese Erica.




Con Joe Harris da Nottingham socio della RSPB con la simpaticissima Maria Laura autoctona di Scardovari in esplorazione nella sua Sacca.
La Royal Society for the Protection of Birds (RSPB - Società reale per la protezione degli uccelli) è la più grande organizzazione per la protezione degli animali in Europa: conta più di un milione di membri, più dei tre principali partiti politici della Gran Bretagna riuniti assieme.




Con il mitico Gianluca Massarenti





E poi ancora da Toronto Emanuel Woods Boschi in via delle valli




E per finire ancora con gli amici di sempre a contare centinai di Fraticelli e Gabbiani Rosei nella Sacca di Scardovari.


M A G I C O   D E L T A

Mi scuso con gli amici Tedeschi  (Norbert e Elke) e Danesi, ma non ho prodotto materiale fotografico ma li ringrazio lo stesso per la visita e la bella giornata trascorsa insieme.

giovedì 1 marzo 2018

Enogastronomia nel Delta

Dedicato a due carissimi amici Stefnia ed Enrico Molteni, al loro ristorante ed alla loro cucina.


Molteni di Adria, da 97 anni buon pesce nel salotto della città

Fra tre anni compirà un secolo, traguardo che nella ristorazione se non è un record poco ci manca. Non a caso il locale di via Ruzzina affacciato sul ramo cittadino del Canal Bianco è già stato insignito dalla Confesercenti del titolo di "Bottega storica". Molteni a Adria è un'istituzione, una sosta sempre ambita, che resiste alle mode e al tempo. Anzi, quella piacevole atmosfera d'antan che si respira nelle sue due sale rende ancor più piacevole questo viaggio nella memoria e nella tradizione polesana. Oggi Molteni è soprattutto pesce, anche se la selvaggina e la carne in genere non sono mai uscite dal menù. Buon pesce, bisogna dire, anche a giudicare dalle vetrofanie di tutte le guide che campeggiano sulla vetrata d'ingresso.



Tutto parte nel lontano 1921 quando tre fratelli Molteni arrivati dalla Brianza (il cognome ricorda i mobili di firma e la squadra di ciclismo dove corse anche Merckx) aprirono la prima bettola. Fu uno dei tre, Cesare, che nel 1936, diede nuovo impulso all'attività, trasformando la bettola in ristorante. Adria allora era davvero la capitale del Polesine, fasti di cui oggi rimangono a testimonianza il museo archeologico e il teatro comunale.

Il vero salto di qualità che ha conferito il prestigio attuale al Molteni è arrivato da Alberto, il figlio di Cesare. E' stato lui, classe 1936, insieme alla moglie Franca a creare l'albergo negli anni '70. Ma il suo vero merito è quello di avere trasmesso la passione per la ristorazione ai figli Enrico (che oggi dirige la cucina) e Stefania (che lo affianca). Il pesce è diventato patrimonio quasi esclusivo della cucina di Molteni. Sedersi al tavolo nella saletta del camino, dove le fiamme o le braci conferiscono calore all'ambiente è un piacere sottile. Come d'estate prendere il fresco sotto la pergola che si affaccia sul fiume, da dove peraltro si gode una bella vista di Adria, città un po' decadente ma che ha mantenuto il fascino aristocratico di una vecchia signora dell'alta società.

Il piatto più richiesto oggi da Molteni è il crudo misto di pesce, un trionfo di crostacei, cappesante, tonno e altre prelibatezze del mare. Ma si difende bene anche il frittino di "moeche" su polentina gialla, le acquadelle fritte, la piovra arrostita, l'insalata di molluschi e crostacei. Fra i primi spicca il riso del Delta mantecato con zucca, funghi e scampi. Da provare anche i tagliolini verdi con gamberi rossi e pomodorini. Fra i secondi la regina è l'anguilla alla brace, poi il branzino in crosta di sale e il fritto misto leggero con le verdure. Tra le proposte di selvaggina da segnalare il germano reale di valle.
La carta dei vini dà visibilità anche a molte etichette venete. Non mancano bollicine d'autore.

Alberto Molteni è la memoria storica del ristorante. Gli piace raccontare aneddoti. Una volta si trovò Corrado Pani, l'attore, alle sue spalle in cucina. Il teatro comunale porta ogni anno ad Adria fior di artisti e la tappa da Molteni è d'obbligo. Sosta discreta a due passi dal centro dove star tranquilli e mangiare delle buone cose. Sono passati da Molteni anche Mario Del Monaco, la rodigina Katia Ricciarelli e altri big del teatro e della lirica. "A Nico Rosberg - ricorda il figlio Enrico - una volta riuscimmo a fare avere delle pizze, perché di quelle aveva voglia". Già, perché da qualche anno anche l'autodromo di Adria porta clienti vip da Molteni. Una sosta che in un secolo di storia ha fatto da sfondo a tante vicende e a tanti personaggi illustri. Merita farci un salto anche perché il rapporto qualità - prezzo è buono.

Di Renato Malaman

venerdì 23 febbraio 2018

Terra, uomini e clima



L’ambiente sia una priorità per chi governa

Sarebbe ora che i problemi ambientali diventassero il primo obiettivo dei programmi elettorali. 

In Italia c’è ancora la tendenza a pensare che il degrado ambientale sia un fastidioso effetto collaterale dello sviluppo economico, e che la priorità sia la crescita dei consumi, raggiunta anche a costo di danni al paesaggio e alla natura.

 Ai nostri candidati continua a sfuggire il fatto che la vita di noi esseri umani, di cittadini italiani e abitanti del pianeta Terra, dipende prima che dal Pil, dalla disponibilità di terreno fertile per produrre cibo, da aria e acqua pulite, dalla stabilità del clima, dalla rinnovabilità delle risorse naturali, dalla possibilità di riciclare i nostri rifiuti senza compromettere la nostra salute e quella delle altre specie viventi.

 Dipende più da grandezze fisiche ed equilibri ecologici, purtroppo ignorati e dati per scontati, che da astratte costruzioni finanziarie, prive di concretezza e dall’interfaccia ineludibile con la natura.

Una politica superficiale, che vive alla giornata e fa i conti senza l’oste. 

Sono pochi i paesi dove l’ambiente è in cima alla lista delle priorità politiche: tradizionalmente la Scandinavia, in parte la Germania, molto la Svizzera, dove i cittadini sono chiamati a votare su referendum concreti come quello del 21 maggio 2017 sulla strategia energetica nazionale, e più di recente la Francia, che sotto il governo Macron ha affidato il Ministero della transizione ecologica e solidale a Nicolas Hulot, giornalista televisivo grande esperto di ambiente.

Nel panorama italiano l’ambiente sembra invece scomparso dai radar politici: 
non esiste più un solido partito verde, e per le altre forze l’ecologia si limita a un corollario ornamentale in secondo piano rispetto ai temi abusati dell’economia e del lavoro. 
Non si hanno il coraggio e la competenza di riprogettare completamente la sostenibilità ambientale del Paese, che è fragilissimo anche sul piano delle risorse naturali ed energetiche: 
l’impronta ecologica dei 61 milioni di italiani è circa 4 ettari globali a fronte di una disponibilità reale di uno: viviamo cioè molto al di sopra delle nostre possibilità contraendo un insanabile debito ecologico. 

Una politica accorta dovrebbe concentrarsi sulla riduzione della nostra dipendenza energetica, abbattendo gli sprechi con massiccia riqualificazione del nostro patrimonio edilizio e ricorso alle energie rinnovabili, un settore che fornirebbe tra l’altro moltissimi posti di lavoro durevoli e qualificati.

 Dovrebbe abbandonare progetti costosi e inutili come certe grandi opere cementizie, e approvare immediatamente la legge contro il consumo di suolo agrario, promuovendo una maggior autosufficienza alimentare.

 Dovrebbe spiegare alla gente che se vogliamo evitare una grave crisi climatica e ambientale, dobbiamo rinunciare a qualcosa di superfluo oggi, salvaguardando invece il necessario, come la sanità pubblica. 

Vicino a noi abbiamo un esempio che non è stato considerato come lezione di prevenzione: il collasso economico della Grecia, paese ecologicamente ed economicamente fragile come l’Italia. 
Chiediamo a chi si propone di governarci più attenzione alla sostenibilità ambientale.

Di: Luca Mercalli
Meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo italiano impegnato da anni nelle battaglie a difesa dell’ambiente. Autore di libri e saggi, ha partecipato e condotto numerose trasmissioni televisive ed è presidente della Società Meteorologica Italiana (SMI)
Tratto da consumatori e responsabilità, il mensile dei soci coop 

martedì 6 febbraio 2018

Dedicato a un amico del Delta

Avrei voluto iniziare questo nuovo anno con altre notizie, già pronte e non pubblicate per pigrizia, mi ritrovo invece con un magone e gli occhi gonfi di lacrime a dedicare questo post a una persona speciale, venuta a mancare oggi 5 febbraio 2018. Parlo di Alberto Barini, amico, collega, come me e tanti altri appassionato di Delta dove lui è nato e vissuto in quel desolato e solitario paese del Delta che è Santa Giulia. Alberto era uno dei tanti "vongolari" della zona, aveva però una marcia in più ereditata da uno zio, Michele Barini che per passione o forza di cose, già dagli anni '70 accompagnava con la sua barca i vari e rarissimi turisti nelle zone del Bacucco e della Sacca di Scardovari spingendosi fino al faro di Gorino ferrarese. In tempi di pescaturismo Alberto è diventato un professionista, in un perfetto italiano esprimeva le sue sensazioni vissute in questa terra tanto da essere definito il poeta pescatore. Alberto era presente ad ogni corso di aggiornamento in cui si parlasse di flora, fauna e geomorfologia del Delta e in maniera straordinaria apprendeva e memorizzava il tutto per poi spiegarlo al turista sempre con quella marcia in più che era l'amore per la sua terra.  Attivista WWF, ho fatto con lui decine e decine di uscite sia con turisti sia da soli quando per motivi di studio mi accompagnava negli angoli più remoti di quell'immenso canneto che è il Bacucco per monitorare l'avifauna, ma lui già ci faceva un giro il giorno prima per identificare gli uccelli e per non farmi tornare a casa senza risultati. Se il racconto successivo vi lascerà qualche dubbio, io nella barca di Alberto sono sempre salito a occhi chiusi, sicuro e certo delle sue capacità nel valutare le maree, le condizioni meteorologiche e quant'altro che ti puoi trovare davanti in un'uscita in barca in fiume, mare o laguna o dove lui decideva di andare. Umile, gentile, educato, una persona straordinaria che vorresti per sempre come amico, purtroppo in molti l'abbiamo perso.



Mi permetto di riportare quando scritto da un suo carissimo amico, Alessandro Milan ed aggiungermi ai suoi sentimenti. Vola alto Alberto.

Quanti ricordi oggi mi assalgono, in una delle tante mattine di un gennaio di metà anni 80, due pirati si erano avventurati nella laguna di Goro (bassina),  non erano pescatori di professione, l'area prescelta non era luogo di vivaio ad uso esclusivo di pescatori e all'epoca la stessa non era stata assegnata a nessun ente cooperativo. I pirati come forma di rispetto per i professionisti aspettarono in mezzo alla nebbia che gli addetti ai lavori muniti dei primi rudimentali attrezzi, finissero di pescare, per poi sostituirsi a loro nel pescare le vongole a mani nude immerse nell'acqua gelida, tanto fredda che si tagliavano le dita con le conchiglie meno nobili, ma il ghiaccio inibiva il dolore e non si accorgevano del dolore causato dai tagli alle mani. I traguardo era raccogliere un pescato di 100 mila lire a testa, inseguendo questo obiettivo si erano dimenticati della bassa marea, della nebbia e del fatto che nel mese di gennaio alle 16.30 faceva buio. Ben presto i pirati si trovarono con la barca incagliata, al buio, al freddo e bagnati fradici, privi di orientamento a causa della nebbia. Senza perdersi di animo si misero a ridere restando in attesa dell'alta marea. La giornata si concluse a tarda notte quando tra 1000 peripezie riuscirono a raggiungere il punto di attracco e di partenza. Ma quel giorno restò impresso nella loro mente per quanto avevano tirato la barca a fondo piatto sulla melma, nel vano tentativo di uscire dalla secca dovuta alla bassa marea. Al punto di attracco c'erano parenti e amici che urlavano a squarciagola nel tentativo di contattarli. I pirati avvicinandosi al buio e nascosti dalla nebbia cercavano di rispondere. Nella notte di quei luoghi isolati le voci fanno eco e tra le tante voci si udiva il commento di uno dei presenti che diceva: “Questi sono morti”. Ma i pirati fecero ritorno con il loro pescato di 100 mila lire a testa, forse se esistevano i telefoni cellulari oppure i navigatori GPS sarebbe stato tutto più semplice... ma poi che storia sarebbe stata? SEMBRA UNA FAVOLA, forse è una fiaba. Capitano Alberto ancora oggi nelle occasioni in cui tornavo a casa e mi chiedevi di accompagnarti durante le escursioni con i turisti, i quali esclusivamente volevano uscire in barca con te a visitare il nostro Delta, restavo incantato dalla tua conoscenza della morfologia del territorio, per la narrazione dei riferimenti storici, la padronanza della nostra flora e fauna, mi incantavo ad ascoltarti immerso nella tua passione. Chissà se oggi proprio come tanti anni fa quando ci trovavamo davanti al bar di Enrico a Gorino Veneto a fare le chiacchiere fino a tarda notte, hai incontrato Raffaele e Mano…  salutali ... prima poi ci ritroveremo tutti insieme... ciao amico mio... quel giorno però  me lo devi spiegare.



mercoledì 8 novembre 2017

Delta del Po " Verso l'infinito e oltre".

Dopo il grande successo riscontrato al Foro Mondiale dei Giovani delle aree MAB della Biosfera, recentemente recensito, svolto nel Delta del Po ecco ancora una volta a
stupirvi http://www.video.mediaset.it/video/l_arca_di_noe/full/puntata-del-5-novembre_772822.html (clicca il link) con questa mia intervista e il il bellissimo paesaggio deltizio alle luci dell'alba.
Vi delizio poi con una piccola rassegna fotografica, ogni tanto ci vuole.



Tramonto, Ottobre 2017. Ph.  Nicola Donà


Eclissi di luna. Ph.  Nicola Donà


Faro di Goro. Ph  Angela Bellini



Bici in Oasi Nazionale WWF "Golena di Pannarella". Ph.  Nicola Donà


Airone rosso. Ph. Susanna Gavagna


Giovane di cavaliere d'Italia. Ph. Susanna Gavagna


Falco cuculo con anelli. Ph. Bruno Biscuolo


Beccapesci, laguna di Caleri. Ph  Nicola Donà


Pelagic trip 1.01.17. Ph. Nicola Donà


Agosto 2013, pulli Fratino Porto Caleri. Ph. Enrico Ghirardi


Fratino, impronte. Ph. Nicola Donà

giovedì 12 ottobre 2017

100.000 grazie.

Raggiunte le 100.000 visite, un caro saluto a tutti, vi voglio bene, spendeteli come volete.