domenica 24 maggio 2015
giovedì 21 maggio 2015
IO sono il PO
dal 29 al 31 maggio 2015
Il Touring Club Italiano in occasione di Expo 2015, ha organizzato un evento nazionale denominato:
Il Touring Club Italiano in occasione di Expo 2015, ha organizzato un evento nazionale denominato:
"IO sono il PO :
acqua, cibo, territorio"
legato alla valorizzazione dei territori
attraversati dal fiume Po, e realizzato in collaborazione con il
Ministero
delle Politiche Agricole ed Expo 2015.
Le tappe programmate nel progetto,
ripercorrono a ritroso il Grande Fiume partendo dal Delta del Po
veneto e fino a Torino.
La tappa veneta si svolgerà nel Delta del Po
presso il Museo Regionale della Bonifica di
Ca' Vendramin
il calendario di eventi prevede per
domenica 31 maggio
numerose ed entusiasmanti visite guidate gratuite
in
bici, escursioni fluviali,
esperienze di nordic-walking fra le risaie.
Tutte le visite guidate sono
Prenotazione al obbligatoria n. verde del
TCI tel 840.88.88.02
oppure nel sito del TCI
venerdì 24 aprile 2015
N'DEMO A PO
DOMENICA 10 MAGGIO
Primavera, voglia di muoversi, uscire, passeggiare, girare in bicicletta.
A tal proposito l'associazione "Terra e Libertà" in collaborazione del B&B "La zanzara", Az. agricola "La Valle", ed il "Folletto del Po" e WWF Rovigo propone una ecopedalata-enogastronomica alla scoperta dell'Oasi di Panarella, segue programma.
Primavera, voglia di muoversi, uscire, passeggiare, girare in bicicletta.
A tal proposito l'associazione "Terra e Libertà" in collaborazione del B&B "La zanzara", Az. agricola "La Valle", ed il "Folletto del Po" e WWF Rovigo propone una ecopedalata-enogastronomica alla scoperta dell'Oasi di Panarella, segue programma.
mercoledì 4 marzo 2015
domenica 22 febbraio 2015
DeltaFoto
"Magico Delta"
Una serie di foto da me selezionate, del Delta del Po, e non solo, di come lo vedono gli altri. Tratte dal gruppo Facebook "Il Polesine, il Delta del po e l'Italia tra natura e civiltà."
Prima del buio - B.Biscuolo -
L'immensità -C.Bellato -
Lo spazio - G. Bertaglia - Cometa C20114 Q2 Lovejoy
Basettino -F.Gilardi -
L'incendio - B.Biscuolo -
Suggestioni - V. Rozzarin -
Mugnaiaccio, non un gabbiano qualsiasi - A Giribuola -
Adria Capitale Etrusca d'Oriente - A. Giribuola -
La valle vista da - Giovanni Roncon -
Elaborazioni - Grandi l'amico Giò -
Ballerini di Flamengo - B. Biscuolo -
1 su 100 - G. Zanirato -
La solitudine - F. Burgato -
Come 1 - D. Manzollli -
Delicata scelta di colori - C. Bellato -
L'alba. -F.Burgato -
"Padellone" - M. Landi -
Picchio rosso maggiore - F. Gilardi -
Quadretto - V. Bellettato -
Occhiocotto - L. lowental -
Inverno -G. Moro -
giovedì 12 febbraio 2015
Gli aborigeni, la memoria e lo tsunami del 2004

domanda che si posero gli organi di stampa
internazionali appena dopo il disastro, perché si è subito creduto che
quelle popolazioni fossero state annientate, a testimonianza di un'evidente,
supposta connessione fra l’entità
del danno e il minor grado di sviluppo
tecnologico.Nel delirio contemporaneo,l’uomo occidentale è portato a pensare -
possedendo un telefono o un televisore - di poter controllare gli
elementi naturali.
Così i 40 Grandi Andamanesi della Strait Island, i 100 Onge
delle piccole Andamane, i 250 Shompens della Grande Nicobar o i 250
Sentinelesi di North Sentinel Island che costituiscono la tribù più primitiva
dell’intero pianeta Terra -, sono stati dati per spacciati: del resto, come
potevano farcela se vivevano isolati e immersi in un contesto naturale eccessivo?
Eppure a pochi giorni dal più grave maremoto che
si ricordi i voli di ricognizione sulle isole riscontrarono diversi
sopravvissuti sulle spiagge: erano gli aborigeni che, vivendo d’abitudine nelle zone
interne, hanno compreso più di molti occidentali e degli indocinesi come
si fa la vera prevenzione.
Non sarà che i “primitivi” vivono solo nell’interno
perché conoscono bene l’Oceano? È una verità difficile da
ammettere, perché implica - se loro hanno ragione - che qualcun altro si sbaglia nel
rapporto con il mare: i Jarawa si sono salvati tutti, tutti salvi gli Onge e i
Grandi Andamanesi. Quasi nessun nativo perse la vita per lo tsunami, mentre
furono decine di migliaia i morti fra gli occidentali e gli abitanti delle
coste.
Perché?
Chi ha tramandato (oralmente, forse bisogna
sottolinearlo) la memoria del pianeta e del mare, sa che le maree
quotidiane si contano e quando ce n'è qualcuna fuori tempo, forse è il caso di
ritirarsi nell'interno. E, per lo stesso motivo, sa che lungo quelle coste non si deve
vivere, casomai pescare o prendere il sole, ma non abitare o dormire.
Perché lo tsunami non è un fatto raro, come ci è sembrato nel 2004, quando
sembravamo scoprirlo per la prima volta. Solo negli ultimi duecento anni,
se ne contano alcuni catastrofici,
come nel 1797, nel 1843 e nel 1861, per non
parlare di quello del Krakatoa nel 1883. Quegli uomini hanno conservato la memoria
della Terra tramandandola a voce, mentre noi la dimenticavamo negli
hard-disk dei nostri computer.
Il caso del grande maremoto di Sumatra del
2004 è esemplare. Molti di quei 230.000 morti potevano essere evitati da un sistema
d’allerta efficace e da un’educazione responsabile, che
ricordasse il rapporto che le popolazioni costiere del Sud-Est asiatico
avevano originariamente con la madre Terra. Invece aver affidato alla sola
tecnologia il futuro del pianeta non è stato garanzia di successo, anzi: lo
tsunami di Santo Stefano del 2004 dimostra che sentirci al sicuro peggiora solo le cose.
Di Mario Tozzi
tratto da : Consumatori il mensile dei soci coop.
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