lunedì 13 febbraio 2017
Africa o Nord Europa? No, Delta del Po.
L’ isola dei limosi o meglio lo
Scannone di Goro nel Delta del Po è un’isola di sabbia tra mare e laguna dove
sembra di essere in Africa o nel Nord Europa per la quantità e il numero di
specie che ospita. In un paesaggio surreale, nell’ambito dei censimenti mensili
seguiti dall’ Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna (As.O.ER.), in questo
mese di Febbraio abbiamo visto e contato tantissime specie rilevando numeri
impressionanti.
Il tratto più a Nord dello scanno che confina con le foci del Po di Goro, per qualche chilometro è particolarmente interessato da un'impressionante quantità di legname trasportata dal fiume e accumulata dalle mareggiate.
sabato 4 febbraio 2017
venerdì 24 giugno 2016
“Una spiaggia per il Fratino”
“Una
spiaggia per il Fratino”
Progetto
di valorizzazione e conservazione naturalistica di una zona del Litorale di
Caleri nel Comune di Rosolina al fine di favorire la nidificazione di specie in
declino in particolar modo il Charadrius
alexandrinus.
Premessa
Il Charadrius
alexandrinus o Fratino è un
uccello, è lungo 15-17,5 cm, ha un’apertura alare di 42-45 cm e pesa 39-48 g. È
un limicolo di piccole dimensioni, con il tipico schema di colorazione del
genere Charadrius: becco nerastro corto e sottile, parti superiori
marroni, parti inferiori bianche, testa arrotondata, collare bianco evidente e banda
nera del petto limitata ai lati, zampe relativamente lunghe e nerastre. Gli
adulti di ambedue i sessi sono facilmente distinguibili solo in abito nuziale.
I giovani somigliano alla femmina adulta rispetto alla quale hanno un piumaggio
complessivamente più chiaro. Il fratino si nutre essenzialmente di invertebrati
che caccia a vista sui banchi di fango e sabbia affioranti e nell’acqua
profonda pochi millimetri. È una specie quasi cosmopolita, che nidifica nelle
zone umide costiere e nei laghi salati interni di tutti i paesi europei, fino
alla Scandinavia meridionale, e dell’Africa settentrionale. Nidifica in colonie
lasse o più spesso ai margini di colonie di limicoli, sterne e gabbiani oppure
in coppie isolate. I nidi sono piccole buchette foderate con frammenti di
bivalvi e/o sassolini e vengono costruiti in zone prive di vegetazione o con scarsissima
copertura vegetale. La deposizione avviene tra la metà di marzo e la metà di
agosto (al massimo da fine aprile-maggio). Le uova, da una a tre, sono di color
camoscio chiaro, macchiettate di nero, e vengono incubate per 24-27 giorni. In
caso di insuccesso la coppia può tentare una seconda nidificazione. I piccoli
sono nidifughi e a 24-36 ore dalla nascita seguono già i genitori alla ricerca
di cibo. La longevità massima registrata è di 14 anni e 11 mesi.
Il
Fratino è il più piccolo rappresentante della famiglia dei Caradridi, è ormai una
tra le specie europee più minacciate di estinzione ed è già scomparso da alcuni
paesi dell’Europa del nord .Sebbene sia diffuso in tutto il mondo le
popolazioni europee sono interessate da alcuni anni da un forte calo numerico
dovuto principalmente ai problemi legati alla fase di nidificazione, pertanto
dal 2005 è stato inserito nell’Allegato I della Direttiva Uccelli come specie di interesse
comunitario. In Italia tale decremento appare piuttosto marcato e la specie è
stata quindi inserita nella Lista Rossa degli uccelli nidificanti.
La popolazione italiana è stata stimata in
1556-1979 coppie nel periodo 1991-1999 (Thorup 2006) ma recentemente in marcato
decremento, specie a livello locale, che ne ha probabilmente causato il
dimezzamento:
In Emilia Romagna decremento >50% dal 1996 al 2008 (115-270 coppie stimate nel periodo 1994-1996, Tinarelli R., Magnani A., Serra L. pers. comm. 70-100 nel periodo 2003-2006 (Tinarelli 2008) e 48 cp nel 2008, Tinarelli 2008a).
Nel Lazio la popolazione è diminuita del 72% tra il 1991 e il 2009 (Pietrelli & Biondi 2009).
In Toscana la specie è diminuita del 50%.
In Veneto (laguna di Venezia) (151 coppie nel 1992 ), mentre Scarton et al. (2004) parlano di 30-65 coppie (-80% in 12 anni).
In Sicilia nel 1992 stimate 500cp (Lo Valvo et al. 1993) con probabile dimezzamento ad oggi (B. Massa pers. comm.).
In Sardagna erano stimate >500cp nel 1994-1995 (Grussu 1995) scese a 109-174 nel periodo 2003-2007 (S. Nissardi, D. Pisu e C. Zucca dati inediti) con una diminuzione del 65-78% in 9-12 anni.
Da questi dati si può affermare che è probabile che la popolazione italiana sia diminuita di almeno il 50% negli ultimi 10 anni (circa 3 generazioni per questa specie).
In Emilia Romagna decremento >50% dal 1996 al 2008 (115-270 coppie stimate nel periodo 1994-1996, Tinarelli R., Magnani A., Serra L. pers. comm. 70-100 nel periodo 2003-2006 (Tinarelli 2008) e 48 cp nel 2008, Tinarelli 2008a).
Nel Lazio la popolazione è diminuita del 72% tra il 1991 e il 2009 (Pietrelli & Biondi 2009).
In Toscana la specie è diminuita del 50%.
In Veneto (laguna di Venezia) (151 coppie nel 1992 ), mentre Scarton et al. (2004) parlano di 30-65 coppie (-80% in 12 anni).
In Sicilia nel 1992 stimate 500cp (Lo Valvo et al. 1993) con probabile dimezzamento ad oggi (B. Massa pers. comm.).
In Sardagna erano stimate >500cp nel 1994-1995 (Grussu 1995) scese a 109-174 nel periodo 2003-2007 (S. Nissardi, D. Pisu e C. Zucca dati inediti) con una diminuzione del 65-78% in 9-12 anni.
Da questi dati si può affermare che è probabile che la popolazione italiana sia diminuita di almeno il 50% negli ultimi 10 anni (circa 3 generazioni per questa specie).
Il Fratino è da sempre un assiduo
frequentatore delle spiagge ben conservate, caratterizzate ancora dalla
presenza della duna, anche se in fase embrionale. Le dune costiere sono
ambienti estremamente delicati che si formano grazie all’accumulo di sabbia e
all’insediarsi di una caratteristica vegetazione psammofila. Queste piante
colonizzano la parte retrostante del litorale e, con lo sviluppo delle radici,
contribuiscono a stabilizzare la spiaggia e a preservarla dall’erosione. Nel
nostro paese due terzi dei quasi ottomila km di territorio di fronte al mare
sono stati ormai distrutti o consumati da cemento ed attività antropiche a
spese dell’ambiente dunale e retrodunale, ridotto del 95% rispetto alla sua
estensione originale, con il risultato che le spiagge, fortemente erose dal
vento e dalle maree, tendono ad assottigliarsi e scomparire.
Ambienti
ben conservati come quelli sopra descritti sono presenti nell’area individuata
per il progetto che di fatto rientrano in zone SIC e ZPS per cui già soggette a
tutela e conservazione, e che di fatto, annualmente ospitano dalle due alle tre
coppie di Fratino. In questo caso le problematiche legate al successo
riproduttivo della specie sono altre e sono principalmente costituite dai cani vaganti, randagi e di
proprietà senza guinzaglio, dalla presenza di bagnanti e turisti, dalla
predazione di Gabbiano reale, Gazza e Cornacchia.
Un valore aggiunto
La zona di svolgimento del progetto si trova a ridosso di un’area già
protetta e vincolata, si tratta del Giardino Botanico Litoraneo di Porto Caleri
che nella parte Est confina con la spiaggia e il mare, area, appunto destinata
all’intervento e di fatto preferita dal Fratino per la nidificazione. Il futuro
“Lido del Fratino” potrebbe pertanto diventare una parte integrante del sempre
più visitato Giardino Botanico, da parte di un pubblico particolarmente vocato
al naturalismo e che sicuramente saprebbe apprezzare ulteriormente azioni di
questo tipo.
Dall’altro lato invece abbiamo i bagnanti, coloro che frequentano la spiaggia,
anche in questo caso cartellonistica e sensibilizzazione potrebbero essere il
“valore aggiunto” la “valorizzazione” di questa spiaggia che a prima vista
sembra abbandonata. Da considerare poi che la spiaggia
è sufficientemente ampia per consentire questa temporanea separazione di spazi tra bagnanti e
uccelli. Si tratta poi di una misura che viene a cessare alla fine della
stagione di nidificazione, di solito verso la metà
di luglio.
I risultati possono essere notevoli, specie se ogni bagnante si rende conto che
il suo piccolo sforzo contribuisce in maniera significativa. .
mercoledì 22 giugno 2016
domenica 24 aprile 2016
Il Giardino Botanico Litoraneo e i cervelli spenti
Sono convinto di una cosa, penso che il
rispetto delle persone come dei pensieri e delle parole, delle cose, di chi
esse siano, della flora e della fauna di qualsiasi specie e dell'ambiente in
generale sia uno di principi fondamentali per vivere in società. A questo, in
una società moderna come la nostra, direi di aggiungere un pizzico di
conoscenza, intelligenza e umiltà, un minimo di educazione. Sono un sognatore,
sarà mai?
Si, perché purtroppo si intromettono due
incognite che spesso vanno a braccetto, una è l'ignoranza, cancro del mondo, l'altra è l'arroganza, figlia della prima..
Lo spunto di questa mia riflessione nasce
da una frase scritta e firmata nel quaderno dei visitatori del Giardino
Botanico Litoraneo (GBL) di Porto Caleri - Rosolina Mare ( RO), perla del Parco
Delta del Po, in cui spesso mi trovo per lavoro.
Ricordo che recentemente il nostro
territorio è stato dichiarato Riserva della Biosfera, Patrimonio dell'Umanità
con riconoscimento UNESCO, giusto per dire .
Bene, ma giusto per dire, il GBL è gestito
dai Servizi Forestali Regionali di Padova e Rovigo, attualmente in servizio a
questa perla del Parco del Delta del Po, Riserva della Biosfera, Patrimonio
dell'Umanità, ci sono tre persone, che da tre mesi non percepiscono stipendio,
il resto degli operatori stagionali sono ancora a casa. Mera questione, un
patrimonio senza "schei", tutto da discutere.
Vengo al dunque per spiegare il mio
rammarico e il motivo di questo post.
Il GBL è un'area di circa 40 ettari di
proprietà della Regione Veneto, la sua caratteristica deriva dalle dune di
sabbia che creano determinati e caratteristici ambienti in base alla loro
zonazione. Si parla infatti di un transetto che partendo dal mare arriva fino
alla laguna, in linea d'aria si tratta di poche centinaia di metri che
attraversano però diversi ambienti che variano in base alle caratteristiche
fisico-chimiche presenti (esposizione al vento, salinità del terreno,
altezza ed età delle dune, temperatura, umidità, ecc…) che creano una
straordinaria biodiversità. Un tempo comuni lungo la costa adriatica
caratterizzata da litorali sabbiosi, questi ambienti sono andati pian
piano distrutti per fare posto a
strutture ricettive turistico alberghiere, grandi spiagge, villaggi e campeggi
hanno preso il posto delle dune e della caratteristica vegetazione. Premesso
che a differenza dell’Orto Botanico dove le piante vengono coltivate, nel
Giardino Botanico tutto nasce e cresce spontaneo, gli interventi umani si
limitano alla manutenzione e messa in sicurezza dei bellissimi sentieri che
rendono possibile la sua piacevole visitazione.
Nel GBL troviamo una fascia di
pineta di pino domestico e pino marittino, il pino domestico è frutto di una
piantumazione artificiale avvenuta negli anni 50 del secolo scorso, essa ha una
funzione di frangivento atta a frenare il vento e l’aerosol marino. E’ noto che
tutti gli ecosistemi nascono, crescono, muoiono e si evolvono in ecosistemi più stabili, tutto ciò sta accadendo nella pineta del
nostro GBL, con una evoluzione a Leccio che è una quercia sempreverde tipica
dei litorali e della macchia mediterranea. Il sottobosco pertanto non viene
toccato, in primo luogo perché è un’area naturale e come tale deve rimanere,
per lo studio dell’evoluzione, per l’ecologia.
Per ecologia si intende il naturale
formarsi di un substrato di humus in grado di alimentare le piante considerando
la natura sabbiosa del terreno, pertanto lasciare dove cadono rami secchi e
tronchi di pino non è negligenza ma una volontà ben mirata al fine di favorire l’inserimento
delle catene alimentari che portano alla decomposizione e formazione di humus. Avrei
un’altra paginetta da scrivere ma mi fermo, ma se invece di scrivere idiozie
chiedevi il perché te lo avrebbero gentilmente spiegato. No invece no perché, oltre
a essere ignorante e ci vuoi rimanere sei anche arrogante tanto da permetterti
un voto …. Che tristezza!
ph. Mara Santarato, Nicola Donà
mercoledì 13 aprile 2016
mercoledì 30 marzo 2016
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