sabato 15 settembre 2007

Gente polesana


… Gente indocile la polesana, amara, di poche parole, sentenziosa e amante del vino e delle strambe fantasie; gente violenta, rissosa, oppure piena di abbandoni, capace di avarizie feroci, e di squisite gentilezze, portata alla solitudine, ai pregiudizi alle superstizioni, con individualità, come ha scritto Marchiori, del tipo toccato dalla follia.
Perchè in tutti noi, segreto, ma avvertibile, esiste un filone di pazzia nordica. Di qui perciò, nelle sere insolite, il gusto della bravata, del gesto. Dove trovare infatti se non nella Bassa Polesana, quella starna allegria di disperati e di bestemmiatori, quei tipi pittoreschi di vagabondi, anarchici fino al midollo delle ossa, che campano di espedienti, ricchi di miseria, marci di reumatismi e di artrite, quei solitari delle valli che vivono di frodo e di caccia abusiva?
Tipi che arrivano in paese una volta alla settimana, e li diventano ciarlieri e gesticolanti, cordiali quanto sono stati chiusi e muti tutta la settimana, passata tra acqua e cielo. E di quello che raccontano e dicono, almeno una buona metà è inventata frutto della fantasia, perché nella solitudine niente lavora più dell’immaginazione. Da un simile ambiente, da un modo preciso di vita, deriva, perciò la diffidenza nostra verso chi parla, verso la parola stessa. Apparentemente ascoltiamo, e invece con la mente siamo lontani, perduti dietro chissà quale immagine. Ecco perchè ogni tanto usiamo battere la mano sulla spalla di chi conversa con noi. Per ridestarlo. …

Tratto dal libro “Cronache dell’alluvione” Polesine 1951 di Gian Antonio Cibotto, gentilmente regalatomi dal libraio del Delta, Sig. Fioravanti di Taglio di Po.

E’ una descrizione perfetta, bene o male noi polesani siamo così, analisi ancora più azzeccata per la gente del Delta a cui mi associo, e a cui spesso, a molti, batto una mano sulla spalla…
E’ la nostra indole, ricalcata esattamente come dice Cibotto, nell’ambiente in cui viviamo, tra acqua e cielo, è la nostra identità, il nostro essere, che nel tempo non è mutato. Da giovani questo non si capisce e lo si disprezza, ma con il tempo si impara a conviverci e a vederlo con occhio differente fino a capire il senso e la libertà che si è sempre assaporata nel Delta e apprezzare la dignità, che nonostante tutto, alluvioni comprese, in ogni occasione, il popolo deltizio ha sempre dimostrato.
Non è poco! Io ne vado fiero.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Anch'io ne vado fiera, Nicola Donà! Ha avuto modo di leggerlo nel mio blog. Grazie di questo comune sentire. Siamo due che lo rivelano, ma molti che lo provano.
Per caso ho ricercato "gente del po" e sono felice di averla letta.
Saluti da Franca di lacasinadeltapo. A presto rileggerLa

nico.dona ha detto...

Grazie Franca, se ha notato lei è nella lista delle mie letture preferite.