sabato 27 ottobre 2007

“La giusta distanza”.


L’ho visto, bello e non lo dico solo io .
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Il Film

Hassan è un tunisino che vive in Italia e che dopo tanti anni di duro e onesto lavoro ha aperto un'officina dove fa il meccanico. Mara è una giovane maestra supplente che si è trasferita nello sperduto paesino veneto in attesa di partire per il Brasile con un progetto di cooperazione. La storia che nasce tra Hassan e Mara non comincia bene. L'uomo inizialmente la spia, viene scoperto, rifiutato e solamente dopo il chiarimento viene accettato dalla ragazza. A essere attratto da Mara c'è anche Giovanni, un giovane aspirante giornalista che passa molto tempo nell'officina del tunisino. Anche lui spia la ragazza leggendole di nascosto la corrispondenza. Ma un giorno qualsiasi come tanti altri, viene commesso un omicidio, Mara viene ritrovata cadavere nelle acque del Po. Hassan è subito sospettato e accusato dell'omicidio. Rinchiuso in carcere il ragazzo si uccide. Segue l’inchiesta di Giovanni che inizialmente volta le spalle ad Hassan, per poi scoprire il vero assassino.Solo trasgredendo alla regola della "giusta distanza" raccomandatagli dal direttore del giornale, che lo vorrebbe né indifferente né troppo coinvolto, Giovanni riuscirà a riportare la giustizia nel paese (l'Italia) dei giudizi scontati.
"La giusta distanza è quella che un giornalista dovrebbe saper tenere tra sé e la notizia: non troppo lontano da sembrare indifferente, ma nemmeno troppo vicino, perché l'emozione, a volte, ti può abbagliare". Parole di Carlo Mazzacurati che per la terza volta torna a posare il suo sguardo su "quel lembo di terra che nelle cartine geografiche sembra sprofondare nel Mar Adriatico assieme alle ramificazioni arteriose del Po nel suo stadio di Delta". Ne La giusta distanza il tema principale è il male, "che avvolge tutti, compresa la voce narrante. E, come sempre, gli innocenti pagheranno per primi".


Porto di Pila (RO). La troupe al lavoro, l’uomo volante è il direttore della fotografia, Luca Bigazzi (tra i migliori in Italia). Di spalle, con la giacca marrone e cuffie in testa, il regista Carlo Mazzacurati segue la scena al monitor.


Polesine Camerini (RO). Natalino Balasso e Giovanni Capovilla durante una scena con cameracar.
Le foto sono di mia proprietà, non è consentito nessun uso.

1 commento:

Lavocetta ha detto...

sono d'accordo con te. Il film è molto bello, direi commovente. Ci ritroviamo tutti in Assad quando guarda le foto della famiglia che ha lasciato per farsi un futuro in un paese straniero.
Non so se fosse l'intenzione del regista, ma io ho trovato un messaggio forte contro il razzismo e la ghettizzazione.
Se posso fare un appunto direi che però ci sono troppi luoghi comuni e che il paese è rappresentato troppo freddo e distaccato.